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Investire nel futuro della Svizzera

Articolo pubblicato su LaRegione, 01/10/2019.

Credo che la Svizzera debba iniziare una nuova stagione di investimenti pubblici, principalmente nei campi dell’ecologia e della digitalizzazione. Le ragioni sono almeno tre.

Primo, la situazione finanziaria dello Stato è molto buona. I conti della Confederazione hanno chiuso il 2018 con un’eccedenza di 3 miliardi di franchi, mentre per il 2019 le proiezioni pronosticano un surplus di 2.8 miliardi. Nel 2018 il debito lordo della Confederazione è sceso per la prima volta negli ultimi 20 anni sotto i 100 miliardi attestandosi al 14.4% del PIL. Considerando anche Cantoni, Comuni e assicurazioni sociali si arriva invece a un debito pubblico intorno al 30% del PIL, nettamente tra i più bassi del mondo.

Secondo, le prospettive congiunturali per l’Eurozona sono piuttosto magre. Recentemente Mario Draghi e la Banca centrale europea hanno annunciato la ripresa del “quantitative easing” in risposta alle difficoltà di alcune economie nazionali, con in testa la frenata della locomotiva tedesca. Nonostante l’alto valore aggiunto di molta dell’esportazione svizzera, è probabile che l’interdipendenza con l’economia europea ne influenzi gli sviluppi: una politica d’investimento avrebbe quindi una funzione anticiclica e benvenuta. In questa prospettiva si inserisce anche l’idea di limitare il peso dei premi di cassa malati sul groppone della classe medio-bassa, in modo da sbloccarne il potere d’acquisto.

Terzo, ci sono delle necessità d’investimento impellenti nella nostra nazione. Non propongo di certo di mettersi scavare buche per poi riempirle, bensì di investire in progetti importanti e improrogabili. Pensiamo per esempio all’urgenza climatica. Il PS ha presentato un “piano Marshall per il clima” con 40 misure politiche capaci di stimolare investimenti pubblici e privati con lo scopo di rispettare l’accordo di Parigi e azzerare le nostre emissioni nette per il 2050: per esempio investendo nella produzione di energia pulita, incentivando maggiormente il rinnovo degli edifici o sviluppando la rete di trasporto pubblico. Una seconda priorità è la digitalizzazione, che meriterebbe maggiori investimenti nella formazione di base e nella formazione continua, per esempio nell’ambito del “messaggio quadriennale sulla promozione dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione” in arrivo ad inizio 2020, così come nell’infrastruttura digitale. Se pensiamo che il blocco di centrodestra intende addirittura esternalizzare a privati il compito delicato come quello di creare un passaporto digitale elvetico, decisione di delega per la quale si sta già organizzando un referendum, capiamo che alla base di questi investimenti stanno anche determinati equilibri politici e ideologici. Per me è chiaro, è arrivata l’ora di investire nel futuro della Svizzera!

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