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Digitalizzazione per tutti, senza privilegi

Articolo pubblicato sul Corriere del Ticino, 17/10/2019.

La digitalizzazione è un fenomeno che sta cambiando profondamente la nostra società in diversi ambiti, dal mondo del lavoro a quello dell’informazione, fino all’organizzazione sociale e la protezione della sfera privata. La capacità di questa trasformazione di aumentare il benessere generale della popolazione dipenderà anche da come essa verrà impostata, accompagnata, regolamentata. Per questo, con alcune personalità attive nel mondo digitale e nel Partito Socialista Svizzero, abbiamo lanciato un gruppo d’influenza politico e laboratorio d’idee denominato Teamhuman.

Un gruppo aperto a chiunque condivida i nostri valori e i nostri obiettivi, pensato per poter lavorare in modo decentralizzato, online, offline e in tutte le regioni del nostro Paese. Il nostro manifesto si compone principalmente di tre punti: per un’innovazione sociale e democratica, contro la sorveglianza di aziende e Stato, per una digitalizzazione variegata.

Innanzitutto, desideriamo un’innovazione che miri al benessere delle persone, poiché tutti possano beneficiare di più tempo libero, di una maggiore autodeterminazione, di più democrazia e partecipazione. Dobbiamo tutelare i perdenti del processo trasformativo che è la digitalizzazione, che come tutte le grandi rivoluzioni industriali non produrrà solo vincitori. Non possiamo permettere che poche persone lucrino sul digitale fino a diventare miliardari, e intere categorie di professionisti restino investiti, senza nemmeno i fondi per un riorientamento formativo.

In secondo luogo, non possiamo fidarci della sete di dati delle grandi aziende e degli Stati. Le informazioni sul nostro conto ci appartengono e non possono essere sfruttate per lucro o per controllo sociale senza il nostro esplicito consenso. In questo ambito, i compiti dello Stato devono essere attualizzati: non esistono solo la ferrovia o le reti elettriche, ma anche le piattaforme e le cooperative di dati.

Infine, chiediamo più varietà negli attori che pianificano la digitalizzazione. Oggigiorno questa è fatta quasi esclusivamente da giovani uomini formatosi in esclusive università d’élite. E gli algoritmi che regolano la digitalizzazione non sono degli strumenti neutrali, bensì riproducono i pregiudizi dei loro sviluppatori. Una situazione che rischia di trascurare le caratteristiche delle minoranze. La scuola deve inoltre equipaggiare maggiormente i cittadini di domani con conoscenze attorno al mondo digitale, poiché queste non rimangano appannaggio di pochi.

Quello di TeamHuman è un progetto a lungo termine, che va al di là delle elezioni nazionali. Siamo però altresì convinti che sostenere il Partito Socialista alle elezioni di ottobre sia un passo fondamentale e imprescindibile per una politica progressista che miri a una digitalizzazione per tutti e non per pochi!

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